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Al via le negoziazioni tra produttori e utilizzatori
domenica 9 maggio 2010

Al via le negoziazioni tra produttori e utilizzatori

Al via le negoziazioni tra produttori e utilizzatori


Al via le negoziazioni tra produttori e utilizzatori “Commercio assorbirà i rialzi respinti dai grandi buyer di acciaio” di Gianclaudio Torlizzi

(Dow Jones) Milano, 10 maggio - Se anche la potentissima lobby delle acciaierie cinesi si arrende allora vuol dire che qualcosa è davvero cambiato nel mercato siderurgico. “Non abbiamo scelta - ha detto Luo Bingsheng, vicepresidente di China Iron & Steel Assocation (CISA) – il sistema di fornitura annuale sul minerale di ferro è caduto. Da oggi ciascun membro potrà stipulare un accordo con i fornitori che abbia base trimestrale”. In un settore altamente globalizzato quale quello dell’acciaio la notizia è stata immediatamente recepita dal mercato, tanto che anche in Italia proprio in questi giorni acciaierie e grandi utilizzatori hanno dato il via alle negoziazioni che introdurranno importanti rialzi dei prezzi rispetto al quarto trimestre 2009. Tuttavia davanti al forte potere negoziale dei grandi buyer (in particolare automotive), stando a quanto apprende AcciaioReport, le acciaierie sembrano inclini a scaricare sul commercio la maggior parte dei rialzi osteggiati dai loro clienti più importanti.

“Abbiamo trovato una situazione di mercato all’acquisto che non era certo quella prospettata nei mesi di novembre e dicembre dello scorso anno – confida un produttore - questo implica che tutte le analisi fatte tendono a essere riviste e che dunque tutti i negoziati fatti a cavallo di quel periodo dovranno essere ugualmente rivisti. La domanda che ci poniamo è fino a che punto possiamo andare a ridiscutere un contratto semestrale e annuale? La problematica riguarda soprattutto i contratti con i grandi buyer che stanno opponendo una strenue resistenza alle nostre richieste di miglioramento del contratto. Ciò ci sta inducendo a scaricare gran parte dei rialzi della materia prima su quei settori che invece acquistano l’acciaio su base mensile o trimestrale. Insomma per dirla chiaramente si sta facendo scontare al commercio quello che i grandi utilizzatori non intendono accettare”. Le parole del produttore sono in linea con quanto rilevato da AcciaioReport nel corso di queste ultime settimane. Dialogando con alcuni dei maggiori utilizzatori di acciaio il leitmotiv ascoltatao è sempre lo stesso: “Il rialzo del minerale di ferro e carbone di cokeria non è affar nostro”. Un atteggiamento, quello dei grandi buyer, che se da un lato riflette la strenue concorrenza che caratterizza settori come l’auto e l’elettrodomestico (“come facciamo a scaricare sui clienti finali questi aumenti?”, è la domanda che si sente ripetere più spesso), dall’altro dimostra di non voler accettare il drastico mutamento di scenario.

La situazione non è di poco conto se si pensa che attualmente il 50% delle vendite di Arcelor Mittal deriva proprio da contratti a lungo termine. Nel caso di ThyssenKrupp la quota sale al 75%.

Stando a uno studio di Credit Suisse, il prezzo del minerale di ferro crescerà di circa il 90% nel corso del 2010 mentre quello del coaking coal tra il 50% e il 90%. Nel 2009 il livello benchmark era di 60 USD/t per i primo e di 130 USD/t per il secondo.

“Il costo di produzione dell’acciaio è salito di 130 EUR/t – spiega un analista – mentre lo scorso anno il costo medio di produzione oscillava tra i 220 e i 254 USD/t. In un contesto del genere però ci saranno vincitori e perdenti. Ci sono acciaierie integrate come ArcelorMittal il cui fabbisogno di minerale di ferro deriva per il 64% da proprie miniere, cosa che le permetterà, secondo HSBC, di generare extra-profitti di 50 USD/t. Più difficile la situazioni dei produttori non integrati come Salzgitter e ThyssenKrupp”.

“Oggi siamo disposti anche a cedere ma nel futuro i grandi buyer dovranno adattarsi al nuovo corso adottando strategie di copertura finanziaria proprio come inizieremo a fare anche noi – ragiona un secondo produttore – il mondo è cambiato e oggi accanto a una gestione di tipo industriale noi tutti, produttori e utlizzatori, dobbiamo introdurre anche una gestione finanziaria nelle politiche di approvvigionamento”.

“Attualmente – continua - la strada che stiamo percorrendo è quella del ‘surcharge’. Tuttavia se nel settore dell´inox e dei lunghi c’è nella filiera la cultura dell’indicizzare il prezzo dell’acciaio rispettivamente all’andamento del nichel e del rottame, nel settore dei piani questa cultura non esiste assolutamente. Questo atteggiamento di non accettazione della realtà dovrà però finire prima o poi. Dal nostro punto di vista siamo pronti a dare più trasparenza ai prezzi correlando la variazione del prezzo all’andamernto del prezzo del minerale di ferro e del carbone da cokeria. Certo, starà poi anche ai nostri clienti attuare quelle politiche di copertura finanziaria che oggi mi appaiono come inevitabili”.

“Oggi – conclude - i vari broker mettono a disposizione la possibilità di operare con gli swap sul minerale di ferro e carbone da cokeria. Ho letto qualche giorno fa che il London Metal Exchange (Lme) sta ragionando sul lancio di veri e propri future sul minerale di ferro. Credo che la strada sia già segnata”.

Guardando alle prospettive future dei prezzi stando a una ricerca di Macquarie il costo del minerale di ferro sebbene sia visto in crescita per tutto il secondo trimestre dell´anno (+34,5%), inizierà a indebolirsi dalla seconda metà dell´anno”. gianclaudio.torlizzi@dowjones.com

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