Alluminio/Effetto Alcoa su mercato italiano, premi lingotti balzano del 30%
Alluminio/Effetto Alcoa su mercato italiano, premi lingotti balzano del 30%. Fonte: Dow Jones Financial Information Services Immediata e forte la reazione del mercato alla decisione di Alcoa di sospendere in via temporanea e dalla metà di dicembre la produzione delle due fonderie di alluminio italiane, situate a Fusina e a Portovesme. La scorsa settimana, i premi sui lingotti di alluminio sono balzati infatti in Italia del 30% circa, con i trader che hanno preteso e ottenuto pagamenti più alti da tutti quei buyer che, ogni giorno che passa, temono che ben presto il mercato italiano farà fronte a un problema di scarsità dell’offerta. Centinaia di tonnellate di lingotti sono state vendute così a premi fino ai 190 USD/t Fca Italia, contro i 145-150 USD/t dei premi precedenti. In rialzo anche i premi sulle billette, che si sono attestati a un valore compreso tra i 370 e i 380 USD/t, contro il range di 320-330 USD/t degli inizi della settimana. La situazione è tale che al momento i premi del Sud Europa, che sono superiori di norma rispetto a quelli del Nord Europa di 30 USD/t, viaggiano a un livello più alto di quasi 100 dollari, rispetto ai valori di riferimento di Rotterdam; questo significa che, se la situazione rimarrà tale, non ci si potrà stupire se nuove quantità di alluminio si sposteranno dal nord Europa in Italia. A tal proposito, aumentano già sul mercato le speculazioni di coloro che ritengono che Alcoa, al fine di alimentare il laminatoio di Fusina -che continuerà a operare in quanto non sarà colpito direttamente dalla sospensione della produzione delle fonderie -, diventerà un acquirente spot del materiale che si trova in Nord Europa. E di fatto, un premio di 190 dollari riferito ai lingotti di alluminio, come quello attuale, riuscirebbe a coprire i costi di trasporto del materiale fino in Italia. Intanto, la tensione è molto alta, come afferma anche un buyer di un’azienda attiva nel settore dell’estrusione dell’alluminio, situata in Sud Europa. “Nessuno ha scorte di alluminio a disposizione, sia per la stagione, che per i prezzi elevati dell’alluminio e la debolezza della domanda. La domanda di estrusi è infatti debole, ed è diventata più debole dopo il mese di ottobre”. La situazione in Italia di certo non aiuta visto che i dipendenti delle due fonderie italiane di Alcoa, dopo lo sciopero indetto lo scorso 26 novembre, starebbero bloccando ora le consegne. Il timore è che dunque il colosso dell’alluminio Usa sarà costretto anche a dichiarare lo stato di forza maggiore. Il “caso” Alcoa è iniziato lo scorso 19 novembre, quando la Commissione europea ha definito illegittime le agevolazioni sulle tariffe elettriche che l’Italia ha accordato ad Alcoa, e ha chiesto al governo del paese di avviare il recupero degli aiuti erogati nel periodo compreso tra il 2006 e il 2010. Immediata la reazione di Alcoa, che ha annunciato la decisione di fermare in via temporanea la produzione delle sue due fonderie di alluminio italiane, che impiegano una forza lavoro di 2.000 unità circa tra lavoratori diretti e indiretti. Il gigante americano ha sottolineato infatti che, ora che non dispone più di alcuna agevolazione, ha dubbi sulla propria capacità di assicurarsi fonti di energia elettrica a tassi competitivi. Lo scorso 26 novembre, Alcoa, il governo italiano e i sindacati hanno formato una commissione di consulenza che si impegnerà a trovare una soluzione al problema dei prezzi energetici. L’attesa è ora per il prossimo 9 dicembre, quando le parti torneranno a incontrarsi. Ma nel frattempo, il mercato dell’alluminio italiano si prepara a quello che molti ritengono sarà un primo trimestre esplosivo. Intanto, non tutti guardano al recente balzo dei premi come a un segnale di allarme che si riferisce a un’imminente scarsità dell’offerta di alluminio. Alcuni esperti sdrammatizzano infatti la situazione, e affermano che sia i produttori e i trader stanno solo tentando di ravvivare un mercato che risulterebbe altrimenti debole. A loro avviso, inoltre, Alcoa non interromperà alla fine l’attività delle due fonderie. Gianclaudio Torlizzi
