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Brescia striglia la politica. Di Luca Orlando.
domenica 27 maggio 2012

Brescia striglia la politica. Di Luca Orlando.

BRESCIA. Da un inviato del Sole 24 Ore. «Come andiamo? Così così, e meno male che c'è l'export perché se fosse per il mercato italiano...». Ettore Lonati, imprenditore bresciano del meccanotessile e dell'acciaio non è proprio ottimista. A pochi passi Ugo Gussalli Beretta scuote la testa: «Se l'Europa non si muove – spiega – andiamo male». Sintetizzano il pensiero di molti colleghi, arrivati ieri in massa alla Fiera di Brescia per l'assemblea annuale dell'Associazione Industriale locale, prima "uscita" pubblica di Giorgio Squinzi dopo l'assemblea nazionale di Confindustria che lo ha eletto presidente della confederazione.   Anche qui, nella patria della meccanica e della siderurgia si naviga a vista, con l'incognita di un export in fase di rallentamento e la certezza di un mercato interno in recessione. In numeri, sul territorio, questa debolezza si traduce in un calo della produzione del 3,1%, in 112 fallimenti da inizio anno, in un 27% di imprese che ipotizza un calo dei ricavi nei prossimi mesi, quasi il doppio rispetto alla sparuta pattuglia degli ottimisti. «L'export da solo non basta più – spiega dal palco il presidente del'Aib Giancarlo Dallera – e allora diventa urgente che il Paese ritrovi al più presto la via della crescita, recuperando quei fattori di competitività che da lungo tempo abbiamo perso». La ricetta proposta parte dal fisco, da quei 24 punti di pressione aggiuntiva rispetto alla media Ue che soffocano la crescita dell'economia. E la strada maestra per ridurre le aliquote – ragiona Dallera – non può che essere il taglio della spesa pubblica, il freno agli sprechi e alle inefficienze. «Un operaio bresciano – spiega – costa all'azienda 36mila euro ma ne percepisce in busta paga solo 18.200». Dati che sintetizzano la limitata capacità reddituale delle famiglie e l'impossibilità di rilanciare i consumi e la crescita   È il paese dei gap, spiega Dallera, del confronto impari con l'Europa che penalizza e frena il nostro sistema produttivo: la burocrazia impone 285 ore di lavoro all'anno, per capacità infrastrutturale siamo 30 anni in ritardo rispetto alla Francia, il nostro maggior porto sviluppa un terzo dei volumi di Anversa, l'energia crea ormai divari di costo incolmabili. Far girare gli impianti – evidenzia Dallera – costa dal 25 al 40% in più rispetto alla media europea e per la sola componente A3 legata al finanziamento delle fonti rinnovabili si stima in 17 mesi un rincaro del 147%, che si traduce per una media impresa in extracosti pari a 740mila euro all'anno. «Numeri che si commentano da soli – spiega – e allora decidiamo se manifattura e siderurgia sono strategiche per il Paese oppure se sarà preferibile andare a produrre all'estero». Per il mercato del lavoro ci si aspetta dal Governo una riforma più coraggiosa nella lotta al sommerso e nella flessibilità, mentre ai sindacati si chiede un salto di qualità per affrontare insieme i problemi di produttività «ma anche dell'assenteismo e dell'abuso delle assenze per malattie».   L'area di intervento è dunque ampia, il programma ambizioso e per questo si chiede un salto di qualità alla politica, che dovrà porsi al servizio del paese affrancandosi da scandali di vario genere e gravità. «Dopo la fase dei tecnici la politica ritornerà – spiega Dallera – e ci auguriamo lo faccia con un'etica e regole nuove».

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