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Caso Lucchini Servono liquidi per fare l’acciaio.
mercoledì 7 settembre 2011

Caso Lucchini Servono liquidi per fare l’acciaio.

Caso Lucchini Servono liquidi per fare l’acciaio.
Trattative serrate con le banche. Centrali in vendita, stop francese.

Livorno – Riprendono le trattative tra Lucchini e gli istituti di credito. L’obiettivo è quello di sbloccare in tempi rapidi l’accordo di ricapitalizzazione del debito, firmato a luglio, per far arrivare quanto prima i soldi del prestito ponte in stabilimento.
Adesso Lucchini sta infatti procedendo con l’autofinanziamento. La fabbrica di Piombino dove lavorano oltre duemila dipendenti ha riacceso l’altoforno dopo la fermata per manutenzione di agosto. Rientrati al lavoro tutti gli operai che erano in cassa integrazione. ma c’è attesa per lo sblocco dei finanziamenti. La decisione di riaprire il tavolo di confronto fra il gruppo siderurgico e le banche è stata presa in seguito al decadimento di uno dei punti cardine dell’accordo di luglio: la vendita di quattro centrali elettriche di Ascometal (lo stabilimento francese del gruppo), alla società svizzera Bkw. La transazione è stata bloccata dal governo francese, che ha negato l’autorizzazione alla vendita. Questo di fatto ha impedito, anche se indirettamente l’entrata in vigore dell’accordo tra Lucchini e le banche, che prevedeva una nuova liquidità per 126 milioni di euro.

Una parte consistente, (30 milioni di euro), sarebbe dovuta arrivare i primi giorni di agosto. Nel frattempo, fra la mancata vendita delle centrali, e la riapertura del tavolo, è arrivato il positivo ok dell’antitrust europeo alla vendita di Ascometal. Una buona notizia soprattutto dopo lo stop del governo francese alla vendita delle centrali idroelettriche. Un sì importante quindi quello dell’antitrust Ue che ha così dato il proprio nulla osta all’operazione di cessione della controllata francese del gruppo Lucchini al fondo internazionale americano Apollo. Restano comunque ancora tutti da chiarire i nodi legati al no della vendita separata delle centrali ad un fondo svizzero.

Questo stop ha bloccato il prestito ponte, una mancanza di liquidità che in fabbrica preoccupa. Per adesso, anche dopo la ripartenza dell’altoforno avvenuta a metà agosto, lo stabilimento sta andando avanti in un regime di autofinanziamento, in pratica spende solo in base a quanto incassa dalla vendita dei prodotti, questo ha permesso anche di pagare le imprese. Ma la situazione non potrà andare avanti per molto tempo senza l’arrivo di finanziamenti.

La speranza è che le banche accettino di “rientrare” del credito per adesso di una cifra inferiore – quella della mancata vendita delle centrali, anche se non totalmente – e al tempo stesso che arrivi quanto prima, anche se in termini minori, la liquidità del prestito ponte allo stabilimento di Piombino. Una decisione che le banche dovranno prendere presto per evitare di vanificare i tanti sforzi fatti in questi mesi che hanno portato al raggiungimento di un accordo complesso che ha scongiurato da una parte il fallimento del gruppo e dall’altro ha permesso di guardare al futuro in attesa di un compratore. La riapertura del confronto con le banche fa ben sperare. E in un momento difficile per l’economia italia ed anche europea la questione Lucchini non può essere certo sottovalutata: c’è la necessità da parte di tutti, istituti bancari, azienda, dipendenti e istituzioni di rimettere in moto la macchina. Maila Papi  

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