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COILS A CALDO: EFFETTO GIAPPONE PRODURRA’ SPINTA RIBASSISTA NEL BREVE TERMINE MA RIALZISTA NEL MEDIO
domenica 20 marzo 2011

COILS A CALDO: EFFETTO GIAPPONE PRODURRA’ SPINTA RIBASSISTA NEL BREVE TERMINE MA RIALZISTA NEL MEDIO

COILS A CALDO: EFFETTO GIAPPONE PRODURRA’ SPINTA RIBASSISTA NEL BREVE TERMINE MA RIALZISTA NEL MEDIO

Osservatorio materie prime.
COILS A CALDO: effetto Giappone produrra’ spinta ribassista nel breve termine ma rialzista nel medio termine.
Il comparto dei lunghi invece salira’ gia’ nel secondo trimestre sulla spinta del rottame.


A nostro avviso la catastrofe naturale che ha investito il Giappone provocherà generalmente un effetto rialzista dei prezzi siderurgici nel medio termine. Tuttavia, i settori dei prodotti piani e dei prodotti lunghi seguiranno dinamiche non completamente sincrone. Se da un lato i prodotti piani potranno subire nel breve termine un calo dei prezzi per effetto della discesa del prezzo di minerale di ferro e coking coal causata a sua volta dalla minore richiesta da parte delle acciaierie giapponesi e dal proseguimento della fase di debolezza del mercato cinese, dall’altro lato la riduzione di offerta di rottame da parte del secondo maggiore esportatore mondiale dopo gli Usa eserciterà immediate pressioni al rialzo sui prezzi dei prodotti lunghi.

La possibile divergenza di comportamento dei mercati degli acciai nel breve termine, riteniamo, si appianerà lungo un trend rialzista in un’ottica di medio-lungo termine 1) sia per effetto della domanda derivante dalla ricostruzione 2) sia per effetto della propensione da parte delle acciaierie cinesi e giapponesi di concentrarsi più sul mercato domestico nipponico che non sull’export, come avvenne in occasione del terremoto di Kobe nel 1985.
In primo luogo è bene evidenziare come la maggior parte degli impianti produttivi giapponesi non abbia subito danni strutturali a seguito del maremoto e che solo alcuni impianti stiano risentendo delle conseguenze della catastrofe naturale (vedi box in dettagli).
La JFE Steel, quinto produttore su scala mondiale, già lo scorso martedì, aveva annunciato di aver ripreso le attività presso gli impianti in Chiba e Keihin dopo una breve interruzione, mantenendo chiuso l’impianto di Higashi. Ad aver dato notizie rassicuranti sono giunte anche Nippon Steel, quarto produttore mondiale, che manterrà per il momento chiuso solo l’impianto di Kamaishi; e Sumitomo Metals, diciannovesimo produttore mondiale, che ha interrotto le operazioni dell’impianto di Kashima.
Raggiunti da InsiderAcciaio i dirigenti delle acciaierie giapponesi hanno confermato di aver ripreso gradualmente le spedizioni e la produzione di prodotti siderurgici. Tuttavia, anche nell’eventualità in cui le acciaierie riuscissero a ripristinare velocemente la capacità produttiva, riteniamo che l’output rimarrà debole per effetto 1) delle restrizioni sul fronte dell’approvvigionamento energetico 2) dei danni riscontrati nei terminal 3) della fiacca domanda interna soprattutto dal comparto automobilistico il cui 70% della produzione è rimasta compromessa a seguito del maremoto (stando ai dati della Japan Iron & Steel Federation il settore dell’auto assorbe circa il 22% della produzione siderurgica giapponese pari complessivamente a 109,6 mln di tonnellate nel 2010).

La fase di debolezza della produzione siderurgica si tradurrà nell’incapacità da parte delle acciaierie giapponesi di soddisfare appieno le necessità derivanti dalla ricostruzione, determinando come effetto 1) la riduzione delle esportazioni dal Giappone 2) la preferenza da parte dei produttori asiatici, Cina in primis, di prediligere il mercato nipponico ai danni di quello europeo e Usa. Secondo la JISF, il Giappone nel 2010 ha esportato 39 milioni di tonnellate di acciaio il cui 85% destinato ai mercati di Vietnam, Indonesia, Cina, Tailandia e Sud Corea.

In un’ottica di medio termine (quarto trimestre) ci attendiamo dunque un incremento dei prezzi asiatici, che negli ultimi mesi hanno conosciuto rialzi inferiori rispetto a quello statunitensi ed europei sulla scia delle minori esportazioni dal Giappone e dalla Cina.

In un’ottica di breve termine invece il calo produttivo da parte delle acciaierie giapponesi potrà tradursi nella riduzione del prezzo delle materie prime, come minerale di ferro e coking coal e dunque dei semilavorati. Attualmente, il Giappone ha un’incidenza del 13% sul mercato mondiale del minerale di ferro e del 27% su quello del coking coal. In base alle nostre attese il prezzo del minerale di ferro 62% FE cfr China potrà consolidarsi nell’arco del secondo trimestre tra le 140-150 USD/t mentre quello del coking coal dagli attuali 330 USD/t a 300 USD/t.

Negli ultimi giorni abbiamo raccolto dagli ambienti della produzione europee segnali di voler utilizzare come fonte di approvvigionamento anche il mercato spot del minerale di ferro accanto a quello dei contratti trimestrali. Se infatti sul mercato spot oggi il prezzo del minerale d ferro 62% Fe cfr China è passato dai 191 USD/t di febbraio agli attuali 164,7 USD/t, il prezzo delle forniture per il periodo aprile-giugno è stato determinato a 178,21 USD/t. A nostro avviso, tuttavia, gli acquisitori di minerale di ferro non pigeranno troppo sull’acceleratore dei contratti spot in quanto potrebbe trattarsi di una manovra controproducente per il terzo trimestre dell’anno.

Il calo dei prezzi delle materie prime e conseguentemente del prezzo dei prodotti piani in un’ottica di breve termine potrebbe ricevere conferma anche dalla debolezza della domanda cinese che dovrebbe durare ancora per 1-2 mesi prima di riprendere vigore sulla scia del ristoccaggio stagionale e dell’allentamento dei timori da parte degli operatori commerciali e industriali circa il restringimento monetario da parte della banca centrale cinese. Proprio le preoccupazioni relativa alla debolezza della domanda (secondo la CISA le scorre presso le acciaierie medio-grandi sono salite del 20% nei primi 2 mesi dell’anno) ha spinto nei giorni scorsi produttori come Baosteel e Wuhan a mantenere stabili i prezzi dei prodotti piani per le consegne di aprile.

Tuttavia, sebbene nel breve termine il minerale di ferro e coking coal potranno assistere a una fase di debolezza, l’undersupply che contraddistingue i due mercati ci spinge a nutrire su di essi una view strutturalmente rialzista. A tal proposito è importante riportare le stime della China Chamber of Commerce of Metals, Minerals and Chemicals Importers and Exporters (CCCMC) le importazioni di minerale di ferro in Cina cresceranno del 6% nel 2011 a 656 milioni di tonnellate sulla scia del forte output siderurgico stimato a 670 milioni di tonnellate dai 627 milioni di tonnellate nel 2010.

Meno soggetto alle pressioni ribassiste di breve termine appare invece il mercato del rottame di cui il Giappone è un forte esportatore, producendo acciaio in larga misura da altoforno anziché da forno elettrico. Le difficoltà di raccolta e trasporto di materia prima unite al previsto calo della produzione siderurgica così come i timori legati a materiale a rischio radioattività, potranno generare una carenza tale da spingere al rialzo i prezzi all’export. Le acciaierie cinesi, importando dal Giappone circa il 45% del rottame destinato a forno elettrico, risulteranno le più esposte alla carenza di materiale. Ciò sta a significare che, qualora la Cina sia costretta a far ricorso al mercato internazionale per l’approvvigionamento di rottame, potrebbe entrare in competizione con i player turchi spingendo al rialzo i prezzi sul mercato internazionale.

La tensione sui prezzi del rottame dovrebbe tuttavia appianarsi nel medio termine per effetto del previsto aumento dell’offerta determinata dall’attività di ricostruzione. Stando alle rilevazioni della Iron Recycling Research l’export di rottame dal Giappone si sarebbe attestato a circa 6,47 milioni di tonnellate nel 2010. Il mercato sta già iniziando a metabolizzare uno scenario di incremento del costo del rottame e conseguentemente dei semilavorati a esso collegati: il prezzo sulle billette la scorsa settimana ha registrato un rialzo sia all’LME (salendo del 4,6% a 575 UD/t) sia sul mercato spot con il prezzo fob Turchia e fob Mar Nero attestatisi rispettivamente a 670-675 USD/t e 670 USD/t. Sullo stessa lunghezza d’onda anche il mercato cinese dove il contratto future sul tondo per cemento armato scambiato sullo Shanghai Future Exchange ha registrato un rialzo settimanale del 2,9% a 4.817 yuan la tonnellata.

In un’ottica di sourcing extra Ue consigliamo ai nostri clienti allettati dalle previsioni di un EUR/USD in rialzo nel secondo trimestre di iniziare a monitorare quei mercati che tenteranno di sostituirsi a Cina e Giappone come futuri fornitori di acciaio verso i mercati europei come Sud Corea, Thailandia, Taiwan, Indonesia e Vietnam. La catastrofe giapponese trasformerà infatti l’attuale filosofia del just in time a quella del just in case, rendendo di fondamentale importanza l’utilizzo di almeno 2 fornitori per ciascun prodotto chiave sparsi in differenti aree geografiche. Tuttavia, il previsto aumento dei noli marittimi sulla scia della maggiore richiesta di petrolio e carbone da parte del Giappone imporrà un’attenta valutazione caso per caso. Nei 3 mesi successivi al terremoto di Kobe nel 1985 l’indice Baltic Dry conobbe un rialzo del 20%.

T-COMMODITY WEEKLY METALS DIGEST
Gianclaudio Torlizzi
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