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Crisi, istruzioni per l'uso
lunedì 20 luglio 2009

Crisi, istruzioni per l'uso

Crisi, istruzioni per l'uso

Dopo i capitali "coraggiosi" degli anni scorsi, talvolta fin troppo temerari, ciò che servirebbe oggi per uscire dalla crisi in cui è impantanata l'industria italiana sono capitali "pazienti", perché la ripresa non è dietro l'angolo e le PMI italiane hanno bisogno di ossigeno.
Servono, in altre parole, capitali con rendimento non speculativo di medio e lungo periodo, capaci di sostenere le piccole e medie imprese evitando che vengano recise le radici del sistema manifatturiero italiano, le uniche che possono sostenere la ripresa del sistema paese. E' questo il pensiero di Gian Maria Gros Pietro, direttore del dipartimento Economia dell'Università Luiss di Roma, presente all'Assemblea annuale di Federmacchine. Uno spunto ripreso anche dal Presidente della Federazione, Alberto Sacchi. Nel frattempo la crisi morde e Federmacchine teme che nei prossimi mesi possa avviarsi un processo di sgretolamento del comparto dei beni strumentali. Comparto che ha sostanzialmente tenuto lo scorso anno, registrando solo una minima caduta della produzione (-0,2%, a 40,5 miliardi di euro), ma che nel corso del 2009 potrebbe vedere il suo giro d'affari addirittura dimezzato. E stiamo parlando di un sistema che conta 6.600 imprese che esportano macchine per 26,9 miliardi di euro (+0,8% rispetto al 2007), con un saldo commerciale positivo per 19,7 miliardi (+2,7%) e oltre 180mila addetti.

Sacchi ha accolto con soddisfazione il provvedimento di detassazione degli utili reinvestiti, la Tremonti Ter, chiesta a gran voce proprio da Federmacchine, anche se la portata provvedimento potrebbe essere migliorata introducendo qualche accorgimento. Per esempio, estendendo l'ambito di applicabilità ai macchinari con ordine e pagamento dell'acconto entro il 30 giugno 2010, come previsto oggi dal decreto, ma fatturati entro il 31 dicembre dello stesso anno.

Ma la detassazione degli utili da sola non basta. Secondo Federmacchine dovrebbe essere sostenuta da altri provvedimenti quali la rivalutazione, anche a fini fiscali, dei beni strumentali in possesso delle aziende, in modo tale da agevolare il rispetto dei parametri di Basilea 2 e ottenere più facilmente credito dalle banche. Oppure la moratoria di due anni, con pagamento dei soli interessi, dei crediti vantati dalle banche nei confronti delle piccole e medie imprese.

Nel corso della parte pubblica dell'Assemblea sono intervenuti anche Marco Fortis, professore di economia industriale all'Università Cattolica di Milano e il direttore del centro studi di Confindustria Luca Paolazzi. Il primo ha sviscerato il settore dei beni strumentali mettendone in luce punti di forza e debolezze. Paolazzi ha invece allargato lo spettro di analisi alla congiuntura nazionale. La sintesi dei due interventi è che l'industria italiana ha le carte in regola per farcela e potrebbe uscire prima di altri paesi dalla crisi, proprio grazie al suo settore manifatturiero, ma doppiare il punto più basso della recessione non sarà indolore e tornare ai livelli pre-crisi - ammesso che ciò sia possibile - richiederà anni.

Del resto, sono ancora troppe le bolle speculative da sgonfiare e le capacità produttive in eccesso da saturare, senza contare il tempo necessario affinché i consumatori americani ripaghino i loro debiti e riprendano a consumare a cuor leggero come in passato.

"La congiuntura economica mondiale ha evidenziato i limiti dimensionali delle nostre piccole imprese - ha rilevato il Presidente di Federmacchine - Maggiormente in difficoltà rispetto alle grandi aziende straniere, meglio attrezzate per rispondere a una crisi tanto profonda e globale". "Sarebbe perciò importante rendere neutrale la fiscalità applicata alle plusvalenze derivanti dalle operaioni di fusione e aggregazione, divenute ormai scelte strategiche funzionali a un miglior presidio del mercato internazionale".  

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