Dal net alla rete #2. Secondo articolo della rubrica sulle Reti di Impresa.
Continua con questo secondo articolo la nostra rubrica dedicata al tema “Reti di Impresa”. Nel suo primo intervento Stefano Benetti ci ha aiutato a contestualizzare l'argomento aggregazioni. Oggi lo svilupperà parlando dei presupposti economici e strutturali che hanno portato alla formulazione del Contratto di Rete.
La collaborazione tra soggetti economici non è scoperta recente. L’Italia già decenni fa vedeva la costituzione, cominciando dal settore agroalimentare, di aggregazioni consortili. I consorzi infatti sono forse la prima forma strutturata di questo associazionismo. Dagli anni Settanta/Ottanta i consorzi si sono via via allargati ad altri settori produttivi, arricchendosi di tematiche sempre più complesse: quali una comune progettualità di sviluppo nei mercati esteri ed un contesto tecnico-produttivo che, pur non integrato, potesse interagire.
Negli anni più recenti l’aggregazione si è arricchita di nuove forme, le quali puntavano a dare risposte mirate ad esigenze diverse e specifiche. Un esempio di ciò sono le ATI (Associazioni Temporanee d’Imprese), che riunivano aziende che, per un periodo di tempo limitato e con un obiettivo specifico (un bando od una gara d’appalto), si associavano in varie modalità.
Le aggregazioni di cui però voglio parlarvi sono una “scoperta” più recente, il 1º decreto legge che le riguarda è datato infatti 10/02/2009, e sono le Reti di Imprese.
Prima di entrare nello specifico della loro natura e progettualità, vorrei fare una breve premessa che ne riguarda la genesi.
Credo che il presupposto che ha portato a concepire le Reti passi per diverse considerazioni, ne cito alcune tra le più rilevanti e che riguardano le MPMI (Micro-Piccole-Medie Imprese), poiché soprattutto a loro è rivolta questa proposta associativa.
1) In Italia sono particolarmente diffuse, con oltre il 95%, e molte si replicano “inutilmente”.
2) La dimensione, e spesso la loro sottocapitalizzazione, ostacolano sempre di più una significativa e attiva presenza sui mercati… oggi sempre più lontani.
3) La loro buona “artigianalità” tecnico-produttiva non basta più (da sola) a garantirne la sopravvivenza.
4) Globalizzazione e concentrazione produttiva richiedono ruoli nuovi nella Catena Globale del Valore.
5) La loro realtà, fortemente familiare e spesso “chiusa”, può ostacolare il fluire di una cultura imprenditoriale oggi sempre più complessa e dinamica.
6) Dimensione ed espansione (globalizzata) dei mercati richiedono sempre maggiori economie di scala e massa critica.
… e diciamolo, le recenti politiche di “rigore” certo non rendono più facile la vita delle piccole isolate imprese italiane.
Il messaggio sembrerebbe quindi essere che “Piccolo non è più Bello” . È proprio così?
Come conservare le caratteristiche positive delle nostre MPMI (rinunciando magari ad alcune, quelle meno positive)?
Come sganciarsi dall’impasse dimensionale? Come affrontare un ambiente sempre più competitivo ed “ostile”?
Cosa fare se ciò che ha sempre funzionato non basta più?
Il Contratto di Rete cerca appunto di dare una sua risposta a questi e ad altri dilemmi, proponendo una soluzione (flessibile) che coniughi autonomia e cooperazione, stimolando l’innovazione ed una maggiore efficienza e competitività. Con il prossimo intervento cercheremo di declinare le caratteristiche e modalità strutturali della rete, seguendo passo per passo il loro processo costitutivo e gestionale.
Stefano Benetti
SB Consulting Internazionalizzazioni
ASSORETIPMI (Comitato per l’Internazionalizzazioni Reti)
Profilo Linkedin
