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Ilva: rischiano altri tremila
martedì 18 novembre 2008

Ilva: rischiano altri tremila

Ilva: rischiano altri tremila.
TARANTO - Non solo cassa integrazione. Il rallentamento della produzione dello stabilimento siderurgico rischia di innescare un preoccupante effetto domino sulle aziende dell’appalto. Da stime ufficiose sembra infatti che nei prossimi mesi potrebbero rischiare il posto altri tremila lavoratori delle ditte che ruotano intorno all’attività dell’Ilva. In altre parole verrebbe quasi dimezzata la forza lavoro dell’appalto che nel suo complesso conta circa ottomila lavoratori. L’azienda, come è noto, ha deciso di mandare in cassa integrazione 2270 dipendenti, circa 500 in più della cifra stimata in un primo momento, poi aumentata a seguito della decisione di fermare il laminatoio a freddo. A questa drastica decisione l’Ilva è stata costretta a seguito della pesante congiuntura internazionale che ha fatto crollare il mercato dell’acciaio, costringendo l’azienda a stoccare gran parte della produzione rimasta invenduta. «Martedì — afferma Rocco Palombella (Uilm) — cercheremo di ottenere almeno una rotazione dei lavoratori interessati ai provvedimenti di “cassa”. Altra ipotesi: massimizzare le uscite per i benefici amianto». Ma ora, come detto, le ripercussioni potrebbero travolgere anche il sistema dell’appalto. Parliamo di quella miriade di imprese che lavorano alla manutenzione degli impianti. Fatti salvi gli interventi in materia di sicurezza e di ambiente, l’Ilva, a fronte della crisi di mercato, potrebbe infatti decidere di rallentare o rinviare i programmi di manutenzione mirati a migliorare l’efficienza produttiva dello stabilimento. Verrebbe così a cedere l’anello debole che è rappresentato proprio dalle ditte che svolgono le attività di manutenzione. Per Taranto potrebbe dunque aprirsi un periodo di grave crisi occupazionale dalla durata non preventivabile. «Tremila posti a rischio? La stima non è azzardata». osserva Palombella. E dall’1 dicembre scatta la “cassa” per i 2270 diretti.

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