Industria, allarme materie prime
Industria, allarme materie prime
“L’Unione economica ha i mezzi per far fronte agli eventi di ieri e di oggi, ciò che manca è la volontà e lo spirito di cooperazione” (Jacques Delors, ex presidente della Commissione europea).
Non c’è solo la speculazione finanziaria che si sta abbattendo sull’euro da cui deve guardarsi la cara e vecchia Europa. Le incognite non riguardano solo l’entità dei debiti pubblici dei singoli paesi membri. La sfida con gli Stati Uniti e i paesi emergenti (dalla Cina all’India al Brasile) non passa solo dalle Borse: Ma ancora di più dall’economia reale. E la già fragile ripresa della prima parte dell’anno rischia di franare sotto il peso di una nuova emergenza: l’approvvigionamento delle materie prime.
Non è cosa da poco. Soprattutto perché l’Europa è l’unica tra le grandi macro-aree economiche del mondo a non avere – di fatto – giacimenti significativi (ad esclusione del gas nel Mare del Nord, per altro in via di esaurimento). E anche chi dispone di materie prime in quantità come la Cina, negli ultimi cinque anni ha saputo creare una serie di alleanze politiche internazionali che hanno portato a rilevare centinaia di concessioni in Africa, Sudamerica e Australia. Non solo. La ripresa dell’economia negli Usa e nei paesi emergenti, ha rimesso in moto la corsa dei prezzi già a partire dalla seconda metà del 2009 e ha raggiunto nelle ultime settimane nuovi massimi, dal rame all’oro, dal nichel al petrolio. Rincari spinti dall’aumento della domanda, su cui si innesta la speculazione amplificata dagli investimenti in derivati, e dalla politica di prezzi dei grandi colossi (pochi) che controllano centinaia di miniere in giro per il mondo.
La preoccupazione è molto forte tra gli industriali. Per fare un esempio: l’Acea (l’associazione europea dei produttori di auto) ha chiesto alla Ue di intervenire a sostegno di tuttele attività manifatturiere e di denunciare presso il Wto l’oligopolio sulle materie prime e di prendere provvedimenti contro i rincari. Ma non basterà: secondo il parere degli esperti, la siderurgia europea soppavviverà solo a patto di avere stretti collegamenti con i proprietari di minerali a carbone.
Ma, come si è visto nel caso degli aiuti alla Grecia, l’Europa – e lo diciamo con rammarico – dimostra di muoversi ancora troppa lentamente quando si tratta di difendere gli interessi di tutta l’Unione. Come si è sempre detto, non basta avere una moneta unica se non sono “uniche” anche le politiche economiche.
