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Osservatorio materie prime - 13 giugno 2011
domenica 12 giugno 2011

Osservatorio materie prime - 13 giugno 2011

Osservatorio materie prime - 13 giugno 2011

Osservatorio materie prime
T-Commodity Weekly Digest
Edizione n. 13 – 13 giugno 2011
Ad alimentare i timori di un rallentamento dell’economia Usa ci ha pensato la scorsa settimana il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke che, nell’ammettere la fase di consolidamento della congiuntura, ha evidenziato come la dinamica sia transitoria, escludendo di fatto (e per il momento) una nuova fase di immissione di liquidità.
Stando al presidente della banca centrale Usa, la crescita della locomotiva Usa riprenderà nella seconda parte dell’anno mano a mano che i ritardi lungo la supply chain nel settore dell’auto verranno risolti e che il prezzo del petrolio rallenterà la corsa al rialzo. La dichiarazione di mantenimento dello status quo, com’era prevedibile, ha contribuito a raffreddare gli animi degli investitori che negli ultimi giorni si erano scaldati un po’ troppo riguarda la prospettiva di una Quantitative Easing 3.

Le dichiarazioni di ieri del presidente della Fed confermano dunque la nostra tesi secondo cui, proprio perché determinata in larga parte dal blocco lungo la supply chain nel settore auto, l’attuale fase di stallo dell’economia sia passeggera e pronta a re-incanalarsi lungo il sentiero della crescita verso la fine dell’estate. Nel corso di una conference call con un importante cliente del settore auto ci è stato chiesto il motivo per cui allora i mercati starebbero reagendo tanto negativamente davanti a un fattore potenzialmente temporaneo. Il fatto è che la ripresa dell’economia mondiale dal 2009 è trainata proprio dal settore manifatturiero. Non stupisce pertanto che davanti al calo generalizzato che nel mese di maggio ha colpito gli indici sulla fiducia dei direttori acquisti di mezzo mondo gli investitori abbiano iniziato a preoccuparsi sull’outlook dell’economia mondiale.

La nota interessante è che l’unico indice manifatturiero ad essere cresciuto in maggio è stato quello giapponese balzato dal 45,7 punti di aprile ai 51,3 punti di maggio! Se, insomma, da un lato il terremoto dell’11 marzo ha prodotto dei danni in alcuni settori chiavi della produzione sicuramente non ha annientato l’intero comparto produttivo del Sol Levante: i problemi lungo la catena di fornitura, potrebbero risolversi anche prima delle nostre attese.

Che la fase di rallentamento dell’economia mondiale sia temporanea è una tesi che viene confermata:
1) dal mantenimento degli indici sulla fiducia dei direttori acquisti nel settore manifatturiero al di sopra del livello di 50 punti che demarca la fase espansiva da quella recessiva dell’economia;
2) dal mantenimento oltre i 50 punti degli indici sulla fiducia dei direttori acquisti nel settore dei servizi, alcuni dei quali hanno addirittura registrato una crescita (Usa, Cina e Giappone).
Con queste premesse dunque ci attendiamo che mano a mano che i problemi lungo la catena di fornitura mondiale vengano risolti, la crescita dell’economia mondiale dovrebbe migliorare.

Ad aiutare la ripresa potrebbe intervenire anche il calo dei prezzi del petrolio. Se da un lato Wall Street attende di sapere con ansia se Ben Bernanke varerà una nuova fase di stimolo monetario, l’Arabia Saudita silenziosamente ha già varato la propria, aumentando la produzione di greggio.
Stando a quanto scritto oggi sul Financial Times: “L’Arabia Saudita sta progressivamente alzando la produzione di petrolio: un segnale, questo, che evidenzia la volontà di Riyadh di spingere al ribasso i prezzi del greggio, portandoli a un livello più confortevole per i consumatori americani, europei e asiatici. Il regno saudita ha così aumentato l’output a maggio di 200 mila barili al giorno ed è in predicato di aumentarla di ulteriori 200 mila barili nel mese di giugno, al fine di riportare il livello di produzione oltre la soglia dei 9 milioni di barili al giorno per la prima volta dalla metà del 2008”.

Con queste premesse, dunque, appaiono più vicine le nostre stime di un prezzo del Brent entro fine mese a 105 dollari al barile, che potrebbe arrivare a 100 dollari al barile qualora la Nato riuscisse a spodestare de finitamente Gheddafi e contribuire a ridurre ulteriormente il premio geopolitico sul prezzo del petrolio già ridotto dopo l’uccisione di Osama Bin Laden. Ecco dunque che un secondo sell-off (dopo quello di maggio) il prezzo del petrolio ridarebbe fiato alla fiducia dei consumatori in tutto il mondo. Inoltre si allenterebbero le pressioni inflazionistiche sui paesi emergenti. Un calo del petrolio infonderebbe dunque una forte accelerazione al dollaro Usa dato che gli esportatori di petrolio avrebbero meno dollari da cambiare in altre valute.

Gianclaudio Torlizzi
Partner T-Commodity srl a socio unico
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