Rapporto di mercato coils a caldo/Prezzi frenano la corsa ma aleggiano timori su rialzi post ferie.
Rapporto di mercato coils a caldo/Prezzi frenano la corsa ma aleggiano timori su rialzi post ferie. di Gianclaudio Torlizzi
Dopo un trimestre di rialzi continui, il mercato dei coils a caldo inizia ora a frenare la corsa, anche in vista dell’arrivo dell’estate. Tuttavia, riferiscono ad AcciaioReport i partecipanti al mercato, dopo un periodo che si prospetta di stabilizzazione, negli ultimi tre mesi 2010 i produttori potrebbero ricominciare a spingere i prezzi verso l’alto, incuranti della sostanziale assenza di domanda e delle richieste di commercianti e utilizzatori per una maggiore stabilità dei valori.
“La domanda a valle è rallentata ulteriormente – dice l’operatore di un centro di servizio – si sono create una certa attesa sul versante acquisti e una ‘suspense’ sul mercato. Molti buyer hanno capito che i prezzi non possono per il momento salire ancora e si sono messi in posizione di attesa”. I coils a caldo hanno perso circa 10-20 euro la tonnellata nell’ultima settimana, scendendo a circa 580-590 euro la tonnellata ex acciaieria per le consegne a luglio. Ciò che si osserva sul mercato italiano è dunque una sorta di rallentamento, senza però grandi ribassi. A influenzare il comparto, secondo alcuni operatori, sono da un lato il comportamento cauto che si osserva in Cina, dove la siderurgia sta frenando su entrambe i versanti di domanda e offerta, e dall’altro l’abbassamento dei prezzi in dollari, cosa che “colpisce anche le quotazioni in euro, nonostante i guadagni del biglietto verde sulla valuta Ue”, dice un commerciante.
Vista la situazione della domanda, acciaierie come ArcelorMittal e Riva hanno iniziato a contenere la produzione, mentre le prospettive di nuovi tagli di capacità non sono più così improbabili. Detto questo però, complice la pausa estiva, i prezzi e la domanda del terzo trimestre non subiranno sostanziali variazioni. E, nonostante tutto, a tenere le fila della situazione sembrano essere ancora i produttori.
“Negli ultimi mesi di rally dei prezzi, gli utilizzatori di coils a caldo hanno percepito un forte disagio
– sostiene il responsabile acquisti di un importante gruppo che produce impianti di caldareria
– Con l’obiettivo di recuperare utili, le acciaierie hanno fatto schizzare i prezzi senza una reale giustificazione, mettendo in atto una mera manovra speculativa.
Oggi ci troviamo davanti a un ‘burattinaio unico’ che fa il bello e il cattivo tempo, e anche se alla fine riusciamo a ottenere i materiali, i prezzi che paghiamo sono più alti di quanto vorremmo e potremmo”. A perderci, secondo il buyer, è “chi come noi deve comprare i materiali avendo già fissato prezzi e commesse con i clienti finali. Quando dopo due mesi acquistiamo acciaio e ci troviamo di fronte a prezzi esagerati, non riuscendo a contrattare, dobbiamo fare buon viso a cattivo gioco e assorbire le differenze di costi. Anche perchè gli user dei nostri prodotti, ovvero le granzi aziende petrolifere, sono molto esigenti e non transigono su varianti postume dei prezzi. Per i mesi a venire auspicheremmo una maggiore stabilità dei valori”. “Chi acquista non si fida più - ammette un grosso produttore - e tende a mantenere gli stock al minimo, con conseguente stallo a cascata su tutta la filiera. Il rally degli ultimi mesi? Un fuoco di paglia. Cercheremo ora di ridurre la produzione per ribilanciare i costi”. Ma tra gli operatori aleggià già una certa tensione e tutti si chiedono cosa accadrà il prossimo autunno.
Gianclaudio Torlizzi
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