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Severstal offre 100 milioni. Beri: "Non vendo la Ita..."
domenica 13 luglio 2014

Severstal offre 100 milioni. Beri: "Non vendo la Ita..."

Severstal offre 100 milioni. Beri: "Non vendo la Ita..."

Lecco (gfc) - Andrea Beri, 38 anni, di Lecco, rappresenta la terza generazione di una nota famiglia, di imprenditori presente nella lavorazione del filo di ferro. È amministratore delegato della Ita di Calolzio, una solida realtà manifatturiera lecchese che controlla due imprese del Veneto: La CB Trafilati e la Far. Aziende leader nel settore della trafileria che oggi fatturano complessivamente 100 milioni di euro (la quota export è del 67%), occupano 220 dipendenti e trafilano 140 mila tonnellate di acciaio all'anno. Ita fa parte della Steelgroup, che comprende anche la Metallurgica Alta Brianza di Lecco della famiglia Baggioli, cugini di Andrea Beri, che fattura circa 40 milioni di euro e occupa quasi 50 dipendenti. Steelgroup, grazie a questa unione, vanta un fatturato di 140 milioni e 260 dipendenti, ma soprattutto fa della qualità e del servizio al cliente la medesima visione e può avere una massa critica più competitiva anche nelle trattative con i fornitori. Prima ha rinunciato a delocalizzare una parte della produzione della sua azienda, poi ha detto no a un assegno da 100 milioni di euro messo sul tavolo dai russi di Severstal che volevano a tutti i costi acquistare la Ita di Calolzio, con le controllate Cb e Far. Lui è Andrea Beri, 38 anni, di Lecco, giovane imprenditore che guida un gruppo di trafilerie tra le più note in Italia e all'estero. Lei è entrato nell'azienda di famiglia nel 1999 e il primo compito che le avevano affidato era proprio quello di delocalizzare.
“Mio padre mi aveva suggerito di trasferire una parte della produzione, quella di minor valore aggiunto – confida – Ho fatto una lunga analisi dei pro e dei contro per aprire un'azienda nei paesi dell'Est Europa, ma alla fine abbiamo deciso che la scelta migliore era quella di restare a Calolzio”. Perché?
“Abbiamo preferito concentrare gli sforzi per migliorare i processi interni e ridurre i costi, ma anche per investire e fare innovazione per diventare sempre più competitivi. Nel 2008 si è presentata l'opportunità di fare due acquisizioni in Veneto per garantire una migliore massa critica dell'azienda e l'abbiamo colta subito”. Poi c'è stata l'offerta di Alexey Morsashov del gruppo Severstal per rilevare Ita, Cb e Far. Si parla di 100 milioni di euro. Roba da far girare la testa...
“Siamo stati corteggiati a lungo e abbiamo respinto più volte le loro avances. Poi hanno insistito e io ho fatto una richiesta economica talmente alta da non poter essere accettata. E così noi siamo rimasti lecchesi e lui russo...” Perché ha detto no?
“Non volevo essere ricordato come l'imprenditore di terza generazione che manda tutto alla malora. Vendere è un po' come chiudere, fare cassa, arrendersi. Non avevo il diritto di vendere l'azienda che mio padre e mia madre avevano costruito con tanta fatica. Certo sarebbe stato più semplice. Ma sono pure recidivo: l'ultima offerta l'ho rifiutata lunedì scorso dal Canada”. Continua a leggere l'articolo a questo link. Fonte: Giornale di Lecco, 9 giugno 2014

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