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Thyssen cede Terni. Si fanno avanti Apollo e i finlandesi.
giovedì 2 febbraio 2012

Thyssen cede Terni. Si fanno avanti Apollo e i finlandesi.

Thyssen cede Terni. Si fanno avanti Apollo e i finlandesi.

Shopping siderurgico per Apollo Global Management? Il fondo “private equity” statunitense ha recentemente “aiutato” la Lucchini a ossigenarsi comprandole Ascometal, adesso sembra interessato agli acciai speciali prodotti da ThyssenKrupp nello storico stabilimento di Terni. Laminati piani con molteplici destinazioni, dall’elettrodomestico all’edilizia, dall’energia ai trasporti. Le voci, filtrate in Italia attraverso un’indiscrezione di “Mf”, si collegano all’intenzione del gruppo tedesco di disimpegnarsi dal comparto degli inossidabili, come esplicitamente dichiarato nel maggio dell’anno scorso, non molto tempo dopo che la concorrente ArcelorMittal aveva annunciato un piano di dismissioni. Le attività “inox” sono concentrate nella controllata “Inoxum”, di cui ThyssenKrupp vuole venire a capo entro un anno e mezzo, tenendo aperte tre ipotesi di lavoro: l’ingresso in Borsa, uno “spin-off”, la vendita a un investitore. Apollo non è l’unica pretendente all’asset italiano del gruppo tedesco, che infatti ne sta parlando con la finlandese Outokumpu (8mila dipendenti operanti in una trentina di Paesi), la quale non ha smentito il contatto ma non si è sbilanciata sull’esito. Sarebbe corso anche il nome dei Marcegaglia. L’operazione, varata da ThyssenKrupp, implica una radicale rivisitazione delle strategie aziendali: il valore del disinvestimento, per intenderci, viene quotato in 10 miliardi di euro, sono in gioco 35 mila posti di lavoro. La sola “area Inox“ ha fatturato poco meno di 6 miliardi di dollari e occupa 11 mila addetti. Anche impianti extraeuropei negli Usa e in Brasile (in forte perdita) sarebbero in vendita. La presenza italiana del gruppo tedesco non è trascurabile e non riguarda solo la siderurgia: il nostro mercato è secondo solo agli States, il fatturato si attesta sui 2,3 miliardi, gli occupati superano le 6 mila unità, metà delle quali concentrate a Terni. In definitiva sembra tornare la stagione delle grandi aggregazioni, come del resto lo stesso presidente di Federacciai Giuseppe Pasini (a capo della Feralpi) ha prospettato, commentando i buoni risultati del 2011, che ha visto la siderurgia nazionale sfornare l’11,3% in più rispetto allo scorso anno. Ma le dimensioni dei nostri produttori rischiano di essere comunque insufficienti rispetto alle esigenze della competizione mondiale.  

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